Facta bis (1922 – 2010)

Reazioni al decreto salva-alcune-liste (non tutte…) del 5 marzo 2010 n. 29 “Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione”, approvato dal governo e controfirmato dal Presidente della Repubblica, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e dunque il vigore dal 6 marzo 2010.

Golpe istituzionale.

di Luigi De Magistris (06 marzo 2010 della falsa cronologia)
Siamo alla sovversione dell’ordine democratico e della Costituzione legalizzata da un intervento del Presidente della Repubblica. Tutti auspichiamo che ad una competizione elettorale partecipino tutti gli schieramenti politici, ma la differenza tra uno stato autoritario ed uno stato di diritto è che nello stato di diritto le regole si rispettano.

Napolitano come Facta?

di Paolo Flores d’Arcais (06 marzo 2010 della falsa cronologia)
Voglio evitare in una situazione così drammatica dei toni che potrebbero sembrare esageratamente polemici. Ma non posso fare a meno di dire che il comportamento del presidente Napolitano ricorda in modo impressionante il comportamento del governo Facta ai tempi della marcia su Roma.
In un paese democratico esistono delle leggi, leggi che i politici stessi in Parlamento hanno fatto e che sono tenuti a rispettare. Non è accettabile la logica che le leggi si fanno rispettare per i nemici e si interpretano per gli amici, perché questa è la fine dello stato di diritto. Di fronte all’incapacità e alla cialtroneria di gruppi dirigenti regionali del partito di Berlusconi, che non sono riusciti a presentare regolarmente le loro liste, l’unica via da seguire era quella della legge, ovvero ciascuno ha diritto a fare dei ricorsi e vi sono dei magistrati deputati a decidere. Cercare di stravolgere questo procedimento democratico significa infliggere alla democrazia liberale un vulnus gigantesco.
Il fatto che poi si dica che le regole sono cose secondarie rispetto alla sostanza indica il baratro in cui ormai il nostro Paese è arrivato. Mi domando se non sarebbe responsabile da parte delle opposizioni dichiarare apertamente che in queste condizioni saranno loro a ritirare tutte le liste dalle elezioni e a non parteciparvi.

Napolitano garante di Berlusconi, non della Costituzione.

di Antonio Tabucchi (07 marzo 2010 della falsa cronologia)
Un’altra legge vergogna. Ritengo responsabile in prima persona Giorgio Napolitano. Per gli esegeti del regime non poteva non firmare. Invece poteva, bastava che volesse. Le leggi razziali nel ’38 non le firmò Mussolini, ma Vittorio Emanuele III. Nelle vere democrazie l’operato del Presidente della Repubblica è sottoposto alle giuste critiche dell’opinione pubblica, ma in Italia non si può, è lesa maestà. Napolitano, questa volta in maniera flagrante, ha rotto i patti con gli italiani. Oggi, con questa legge illegale e totalitaria, quando ci dice che, fra le regole della legge e il dover impedire ai cittadini di votare una lista, lui sceglie di rompere le regole perché sono una forma, ebbene io rispondo che tutte le leggi che abbiamo sono una forma, anche la Costitutuzione è una forma perché è fatta di regole. E se si rompono le regole della Costituzione si rompe la Costituzione. In questo momento storico Napolitano non è garante della mia Costituzione, mi pare si sia fatto garante di Berlusconi. Se Napolitano non capisce che deve prima di tutto difendere la Costituzione con le sue forme, nessuno lo obbliga a stare al Quirinale: è un dovere e questo dovere richiede molta, molta attenzione, perché ormai in Italia la Costituzione è stata divorata.

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